Andrea Raos
Sul “manifesto” dell’11 aprile, Massimo Raffaeli recensisce Poesia 2007 – 2008. Tredicesimo annuario, curato per Gaffi da Giorgio Manacorda e Paolo Febbraro. Tra molto altro, questo Annuario comprende due molto ben fatte, e molto tradizionali, panoramiche delle poesie tedesca e spagnola di oggi; una terza, sulla poesia francese, era stata affidata al poeta e critico Andrea Inglese, che però si è staccato dalla forma classica dell’esercizio “Poesia straniera oggi” per produrre un saggio con almeno due tratti fortemente originali. Il primo è che racchiude in sé anche la storia del processo che l’ha portato a esistere: Inglese riconduce la storia della diffusione di certa poesia francese in Italia a quella di alcuni scrittori (grosso modo riconducibili alla rivista online “Gammm”) che, per comunità di interessi e di intenti, lavorano su una stessa “classe” di autori stranieri contemporanei. Questo punto è importante perché deve essere chiaro che i testi e gli itinerari presentati da Inglese sono anche il diario di lavoro di alcuni scrittori interessati a operare su tratti distintivi poco presenti nella letteratura italiana degli ultimi anni. Non per escludere ma per estendere. Contigua alla prima la seconda originalità del saggio di Inglese: esso si concentra su alcune forme di scrittura oggi operanti in Francia e non subito riconducibili né alla poesia né alla prosa come tradizionalmente (cioè al giorno d’oggi) praticate in Italia. Già all’interno dell’Annuario, il saggio di Inglese aveva sollecitato una risposta di Paolo Febbraro e una controreplica dell’autore. Gli argomenti di Febbraro sono ripresi più in sintesi nell’articolo di Raffaeli: la critica rivolta a Inglese, e per estensione agli altri scrittori coinvolti, è di sperimentalismo “ingenuo” e di adolescenziale, frontale rifiuto della tradizione anziché ricerca di una più articolata mediazione fra diverse istanze. Febbraro e Raffaeli dovrebbero capire che critiche simili sono concepibili e comprensibili solo in un ambito strettamente legato all’Italia contemporanea. Qui, oggi, si può dire “la tradizione”, al singolare, e di conseguenza rimproverare come ragazzini un po’ discoli chi osi discostarsene. Qui, oggi – di conseguenza – si possono vedere “tradizione” e “sperimentazione” (entità già date, non problematiche) come blocchi contrapposti. E al di fuori della “tradizione”, il caos. Poco importa che Raffaeli critichi la “retorica della Tradizione”: è il punto di partenza che è sbagliato, falsa tutto ciò che segue. Non c’è, tra le scritture proposte da Inglese, nessuna “produzione poetica correlativa al laissez-faire liberista” – questa la sorprendente espressione di Raffaeli. Ci sono invece possibilità inedite, percorsi alternativi tutti da esplorare; che questi percorsi appaiano tutti uguali, tutti liquidabili nel calderone dello stanco omaggio neoavanguardista, dà senso alla loro presenza nel campo italiano: troppi sguardi appannati, troppe orecchie da sturare, qui, oggi.
pubblicato il 16 aprile 2009
Tag: andrea inglese, massimo raffaeli, paolo febbraro, poesia
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Un Commento a “Tradizione e tradizioni”
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17 aprile 2009 alle 16:08
Anch’io leggendo la recensione di Raffaeli ho provato un certo disappunto di fronte ai termini e alla risolutezza con cui l’autore, che stimo, sostanzialmente “liquidava” il saggio di Inglese. Per un verso, tuttavia, lasciatomi “irretire” da quella che qui è spiegata come una certa miopia del recensore, mi dicevo che magari Inglese avrebbe tratto spunto dalle sue note per una riflessione generale sull’opportunità “storico-letteraria” di un certo orientamento sperimentale della sua poesia, non importa quanto “italiana” per questo. In effetti è stato ingenuo, da parte mia, pensare che Inglese su tutto questo non ci avesse già riflettuto da un pezzo.