GRAAAAZIEEEEEE!!!!!!!!

Barca1

Dolce di Mammakinder, foto degli Eclissati in Cina

Grazie a tutti, la festa è riuscita benissimo! Grazie per i cibi succulenti, i profumi meravigliosi, i cartellini decorati, la cassa per sentire la musica, le candeline; grazie per essere venuti anche se avevate il raffreddore e sembrava che dovesse piovere, grazie per aver chiacchierato in capannelli, per esservi raccontati le vostre avventure davanti a una birra, grazie per i regalini kitsch, grazie per i regalini che avete portato a noi, grazie per i regalini che vi siete fatti fra voi, grazie agli sposi per i confetti, grazie per aver portato i bambini, grazie per aver portato i cani, e ad alcuni grazie anche per aver fatto un sacco di strada per raggiungerci. Grazie a Enrico che ci ha prestato lo spazio, e ai blogger e alle mamme dei blogger che ci hanno pure accompagnato a casa :) Un saluto speciale a quelli che sono rimasti a Bologna, a Sidney, a Tokyo, in barca ecc e non sono potuti venire alla festa :)

Ad ogni stagione, chiudere è durissima, non vi lasceremmo mai – o quasi! Buon inverno a tutti,  we love you :)

Marina, Jam, Fede, il cane e il coccodrillo

Niente pioggia!

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Cari blogger, dopo un momento di panico perché le previsioni del tempo generiche davano pioggia per stasera, abbiamo fatto qualche indagine approfondita e il Centro Geofisico Prealpino di Varese ci comunica che nonostante la situazione sia mutevole, e possa piovere in serata sul Lago Maggiore, per Milano si prevede solo un gran nuvolo e un cambio di vento (più fresco, portate il golfino) – al massimo verranno giù due gocce, ma niente temporali. Quindi vi aspettiamo come da invito :)

Marina, Jam, Fede, cane, Cocco ecc

Fine dei post!

cari tutti, con la puntata di oggi (che potrete riascoltare in podcast) si chiudono ufficialmente i post – SIGH – se vi siete persi qualcosa potrete continuare a spulciare il blog a volontà, ma non ci saranno aggiornamenti  – SIGH – GRAZIE A TUTTI PER UNA GRANDE QUINTA STAGIONE!!!! Il miglior augurio che possiamo farvi è di tenervi nel cuore quello che ci avete raccontato del vostro viaggio :)

Marina, Jam, Fede, Montmorency e Cocco

Famiglia kinder – Andale mono!

Ultimo post… questa volta proprio sul serio. Scrivo da casa mentre aspetto che si solidifichi il planisfero di cioccolato fondente che ho preparato per la festa di domani sera. Il sottofondo musicale è a cura di un cd comprato qualche sera fa sul naviglio, a 3 euro, intitolato ‘I love my job’. Mi sembrava azzeccato, dato che al momento sono senza lavoro ma invece di essere schiacciata dall’ansia tutto sommato sto godendo a piene mani di questa meravigliosa libertà che mi consente, ad esempio, di stare ai fornelli a preparare senza fretta il dolce per gli adorati compagni di blog dell’estate 2009; o di andare a prendere bk a scuola! O di scrivere l’ultimo post scoprendo che esiste un font chiamato ‘andale mono’ – lo sto usando in questo momento, ovviamente, anche se non lo vedrà mai nessuno… – fa parte dei dettagli minimalisti che rendono impareggiabilmente bella la vita!
Volevo concludere le brevi avventure di famiglia kinder con la mia personale classifica della vacanza a Barcellona, se non vi spiace. Non sono precisa e analitica come bk, dunque scriverò senza ordine né punteggio tutte le cose abbiamo fatto e mi sono piaciute. No, non è una ripetizione del ‘bello e brutto’ di barce. Fidatevi!
Be’, tanto per cominciare volevo evidenziare a tutti quello che mi ha fatto notare un amico: per una famiglia kinder non poteva esserci sosta più propizia a barcellona di quella al museo del cioccolato! Non c’avevo nemmeno pensato, guidata unicamente dalla mia
decennale dipendenza dalla tavoletta! Sinceramente come museo non vale una cicca e neppure l’annesso negozietto-caffetteria. Una cosa però lo rende sicuramente degnissimo di nota: il biglietto d’ingresso è una vera tavoletta di cioccolata, con scritto sulla carta ‘ticket/entrada’! Altro lato positivo: al primo piano, sopra il museo, c’è l’archivio
fotografico della città, dove ho potuto fare un giro mentre cosimo imparava a fondere il fondente.
Una cosa che mi ha immensamente emozionato è stato vedere i delfini. Già, abbiamo assistito a uno di quegli spettacoli che si vedono nei documentari e che cercano di convincere gli uomini con mezzi rudimentali che i delfini sono intelligenti. Eravamo allo zoo, lo so, un luogo sempre triste e innaturale, ma forse proprio per questo mi sono commossa fino alle lacrime osservandoli saltare dentro e fuori dalla vasca ed eseguire alla perfezione gli esercizi suggeriti da Monse, una piccola biologa catalana che confabulava e si accordava con loro sui numeri da presentare al pubblico. Un cenno con la testa, un piccolo movimento della mano e loro via! Salti e torsioni, incroci, segnali, voci. Ho avuto la netta sensazione che si limitassero a far vedere cose molto semplici per non mettere in imbarazzo gli spettatori. Come dire ‘sono persone alla buona, hanno bisogno di piccole cose…’ Io sono sicuramente una col pianto facile, ma vi giuro che dopo ore e ore a girare tra recinti e gabbie osservando poveri animali abbruttiti dalla detenzione, dalla solitudine e dalla noia, lo spettacolo dei delfini mi ha fatta singhiozzare. Sono sicura che qualcuno di voi mi capisce…
Sempre allo zoo, un 10 e lode all’intervento di una mamma che, con il fare sbrigativo delle donne spagnole, quando i suoi figli le hanno chiesto spiegazioni davanti all’orrida pozza di acqua lercia in cui erano immersi 2 poveri ippopotami, ha tagliato corto dicendo ‘el hipopòtamo se lo pasa pipa en el agua sucia!’ (più o meno ‘l’ippopotamo se la spassa nell’acqua sporca’ – jam, correggimi!)
Grande pplauso all’orchada, una bevanda tipica di valencia, praticamente una sorta di
orzata dei vecchi tempi, ottenuta dai semi di chufa, che si vende a bicchieri gelati in molti baretti della città. È anche possibile farsene riempire una bottiglia. È buonissima, superdissetante, un sapore semplice che ti fa fare la pace col caldo e ti riporta indietro
nel tempo.
E a proposito di caldo, ho molto riso ogni volta che cosimo, stremato dalle alte temperature e dalle marce forzate, con un filo di voce mi diceva ‘beeeedda, caldo fa! Un passaggio vuoi?’ ricordando l’insolazione dell’anno scorso a Ragusa ibla.
Segnalo, per la rubrica ‘gli italiani all’estero’ questo intervento di una ragazza con accento lombardone, in una delle sale del museo Picasso (quella con gli studi per il quadro dei colombi) ‘ah ecco! be’, dai, questi sono belli’ (da leggersi appunto con monotona cadenza fortemente brianzola) – vale la pena dirvi che nella sala precedente c’era il quadro ‘las
meninas’, una delle opere più potenti che siano mai state realizzate? Per non parlare di tutto il resto…
Ah, come dimenticare la stampa spagnola??!!!! Vi giuro che mi si è aperto il cuore leggendo i giornali. E non sono andata a cercare quotidiani di sinistra. È proprio il tipo di giornalismo che è altro dal nostro: approfondimenti, fatti, critiche profonde e taglienti ma rispettose, assenza di turpiloquio, ecc ecc. Ma che ve lo dico a fare?
E le bici pubbliche? Fantastico: barce è una città in discesa, dunque i posteggi di bici nella parte alta sono sempre vuoti e quelli nella parte bassa sempre pieni. Ogni tanto vedi sfrecciare qualcuno a tutta birra per le strade drittissime che vanno in direzione del mare, ma non si vede mai nessuno, giuro, fare il percorso inverso. Come dargli torto?
Basta. Sicuramente ci sono mille altre cose da dire, ma siamo alla fine e dunque ‘chi ha
dato, ha dato, ha dato, chi ha avuto, ha avuto, ha avuto…’
Due cosette
per cinzia e il suo ‘mai più senza’ – sono 2 cose prese in francia, mentre eravamo in montagna i primi di agosto: gli spazzolini da denti francesi e la cera depilatoria del supermercato. Impareggiabili entrambe, nulla a che vendere con i loro omologhi italiani!
Ma ora è tardi. Domani sarà una lunga giornata… che dire? Grazie jam, grazie marina, che sapreste rendere avventura anche il viaggio di una mosca attorno a una lampadina!
Tanti baci a tutti!
Francesca – e
ovviamente, Cosimo

coco cosmico acquario Barce ago 09 partenza per Barce, 27.8.09

fumetti, Barce ago 09 montjuic, Barce ago 09

             cocco e drillo, zoo Barce ago 09

Le ultime

Ciao ciao, e anche quest’anno siamo arrivati alla fine di questa avventura. Grazie di tutto. Non potevano mancare le ultime fotine ( per la prima volta non c’è stato un limite ed io ne ho subito approfittato). Anche se non pare il viaggio mi è piaciuto, forse non entusiasmato, sicuramente ritornerò un giorno in Indonesia alla ricerca di luoghi non troppo contaminati. La cosa più bella di un viaggio è sempre l’incontro, ogni viso ha un suo ricordo. (una è visibilmente un omaggio al botanico salitario)
Per quest’anno è tutto.
Un abbraccio forte forte Barbara

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Auf Wiedersehen

Auf Wiedersehen
L’estate è finita e con lei anche I nostri racconti si concludono. Spero sia stata piacevole la nostra compagnia e che vi siate divertiti a gironzolare con noi per Berlino.
Le faccende organizzative le abbiamo quasi tutte risolte e tra poco ogni cosa sarà pronta per attendere l’arrivo dell’inverno.

Se passate di quì provate a cercarci……..
a Friedrichshain di Kaffa family ce ne è una sola..!!
A prestissimo MAMMA CRI & co…

giochetti

devoska petak #13 – concludendo, tra rilessioni quasi serie, coccodrilli e cibo.

Dopo una notte di autobus, mi sveglio, guardo fuori dal finestrino con gli occhi ancora un po’ impastati, tra il verde spuntano dei paletti bianchi: penso subito ad un cimitero islamico. E invece sono vigne quelle, siamo tornati in Italia. Questo “lapsus visivo” mi rende improvvisamente consapevole del fatto che un po’ di Bosnia è rimasta dentro di me. E mi spiace non essere sempre riuscita a raccontare come avrei voluto, spero che qualcosa sia arrivato anche a voi, perché, ora più di prima, sono convinta dell’importanza della memoria, della testimonianza, del cercare di imparare dalla storia. Perché sapete cosa ci hanno detto tanti bosniaci? “Pensavamo che a noi non sarebbe mai successo, ci consideravamo ormai un paese moderno, democratico. Vivevamo tutti insieme, e quando pochi esaltati hanno iniziato a blaterare sulla conservazione della propria lingua, dell’identità religiosa da preservare, del separare i bambini nelle scuole.. be’, abbiamo creduto, o lo abbiamo voluto credere, fossero solo i vaneggiamenti di un pazzo.” A voi ricorda niente?

……. un momento di riflessione…….. ma visto che non voglio salutarvi con questo “mood” triste, e che a stomaco pieno si pensa meglio: due parole sul CIBO. molto brevemente: se siete vegetariani, in Bosnia è dura. Iniziate dal bere: VODA acqua, ma soprattutto PIVO, birra. Il tea, sorprendentemente si dice CAJ, pronunciato chai.. come in india! (nota: se andate in un supermercato noterete molte scatole di infusi, ma sono soprattutto a base di frutta, fiori ed erbette. noi volevamo un tea nero, l’unica scatola di questo tipo, aveva uno strano disegno di omino e donnina che si tengono per mano + cuore… uhm… quando ci siamo fatte tradurre la scritta sulla confezione abbiamo scoperto che lo “spacciano” per bevande eccitante, che migliorerà le tue prestazioni e ti renderà più disponibile! eheh) Il piatto più diffuso sono i CEVAPI, gli spiedini/salsiccetta di carne (credo di bovino, perché la cameriera di Tuzla, o cui ho chiesto se fosse “muuuu muuuu”, “oink oink” o “beeeeeee beeeeeee”, mi ha rifatto il gesto delle corna sulla testa…), serviti anche con un pane tipo arabo/piadina; buono. Il SIR è il formaggio, quello più tipico, che pare una ricotta salata, è il “sir iz mijeha ili sir iz misine”.. mi pare significhi qualcosa tipo “formaggio nel sacco”. La PITA è una specie di pasta sfoglia con ripieno di verdure, formaggio, uovo.. quasi come una frittata. E poi il, uuhm, BUREK, la pasta sfoglia arrotolata a spirale ripiena di carne, o di formaggio.Buoni, pesantucci, ma buoni. Ho provato a fare questo per la festa… ho inventato e spero sia venuto dignitoso. (di certo meglio questo che fare un piatto tipico della clinica psichiatrica… oggi c’erano dei broccoli che, con una solo leggera passata di forchetta, si tramutavano in zuppa! quando si dice ben cotti… :P ) Ah, e poi c’è il KAFA, il caffè, in particolare il bosianska kafa è il caffè nero nerissimo denso, con dei fondi che se li rimescoli è la fine e bevi una palude. però in effetti ho capito il significato di “leggere i fondi di caffè”, sembra davvero terra bagnata un po’ sabbiosa quello che resta nella tazzina, e se lo giri si spalma viscoso sulle pareti della tazzina e crea… macchie di *Rorschach?* Ehi, a loro piace così… Per scoprire altre abitudini sono indicative alcune frasi che ho trovato sul dizionario di viaggio inviato dalla fondazione: “moram da odmorim pluca” = devo riposare i polmoni … che la sigaretta mica si fuma solo dopo il caffè. e “u italji se nepije ujutro rakija” = in italia non si beve grappa al mattino. O_o E poi ci sono i supermercati con le torte alte 12 centimetri, le bottiglie di plastica da 2 litri per la birra, kilometri di salsicce da austroungarici… altre cose che voi umani, ciao. ;). A dirla tutta, la cucina non è che sia proprio varia, gran grigliate di carne (meso) con pomodori (paradaiz) e insalitina di cavolo. Ma su una collina di Sarajevo, siamo stati in un posto davvero molto molto buono, in cui i soliti ingredienti erano combinati con gusto e creatività; si chiama Restoran Kibe, c’è anche il sito http://restorankibe.ba/ (con i nomi e la spiegazione di tutti i piatti)… forse è un posto un po’ fighetto, ma dal prezzo decisamente abbordabile… e dopo una settimana di cevapi ci vuole! (foto supermercato Vs piatti del ristorante figo) . .

E per salutarvi, chiamo COCCA. (foto) . . . un abbraccio a tutta la barca, e tutto l’equipaggio. GRAZIE per questa estate di navigazione in compagnia, a stasera! petra

Sarajevo cibo Prijedor - food Sarajevo cibo

devoska petak #12 – Mostar e il sapone di ravioli

o era il cesto di Aleppo? insomma, a Mostar ci saranno stati 42°, e i piituristi in missione per conto diddio verso medjugorie, il signore che distribuisce volantini di fronte all’orrida cattedrale prefabbricata e urla “il baluardo della cristianità”. sì, certo, e il ponte “è caduto”… [ma io mi sento come quando si fanno i compiti l'ultimo giorno di vacanza. e mi spiace, avrei voglia di raccontare ancora tanto] comunque, Mostar è la nostra ultima tappa, dopo piccoli paesi e l’incantevole capitale, una città piuttosto turistica, nonostante anche qui la guerra non abbia risparmiato nè le persone nè la storia e i suoi monumenti… ma i gitanti con il completino “*Hrvatska”*, passano chiassosi e noncuranti, due foto al ponte e via. a diventare santi. mah. mi chiedo se sanno almeno di essere in BosniaErcegovina, loro con il total-look a quadrotti bianchirossi, alla faccia della storia… la nostra guida dice che qui la gente va avanti grazie a due cose: il fatalismo islamico e la rassegnazione cristiana. e i ricordi kitch, aggiungerei. lungo la via dei negozietti, ricostruiti in stile antico, ho visto un campionario di souvenir che voi umani, ciao. praticamente un giro del mondo in 100 metri. ventagli con una dorata scritta “espana”. piccoli zoccoli di ceramica bianca con disegni blu di mulini a vento… il tipo ci ha pure provato, a dire che erano “original bosniachi”.. eheh, certo, pure la scritta “amsterdam” fa molto balcani. e poi, un po’ ovunque, degli inquietanti gatti di ottone con gli occhi spiritati. e i portachiavi di dorata plasticona con il minicorano, anche impermeabile. insomma, il paradiso di Aleppo. mi faceva molto gola il ditale con l’immagine di Mostar in rilievo, confezionato in una sobria scatolina con imbottitura. oppure anche due piccolissime posatine modello… non saprei, guardate la foto… sempre con appiccicata una ridente immagine della città, in un’elegante scatolina foderata di tessuto rosso del 1950..ma costavano ben 5 saponi (e chissà quanti ravioli!).. assurdo che la gente spenda dei soldi per cose del genere. va be’. alla fine ho trovato il regalo per la barca. era lui, e mi guardava ammiccante da una bancarella. quando l’ho indicato al negoziante, ridevo, e lui ha riso più di me. ho detto “eh, è per la barca” e lui ha risposto “capisco.” ?!

ho visto souvenirs che voi umani, ciao. Mostar, i muri Mostar

yes we canyon…………..info utili

Un viaggio negli USA è un viaggio facile. Ma, se si vogliono girare i parchi, la macchina è indispensabile. La benzina costa relativamente poco, meno di 3 $ per un gallone (circa 4 litri). Se amate la velocità, questo non è il luogo adatto per voi. Il limite massimo è di 75 miglia orarie, ovvero 110 Kmh. Molto spesso abbiamo trovato il limite di 50/65 per lunghi tratti. Le regole di guida sono simile alle nostre tranne due stravaganze: si può svoltare a destra con il rosso a meno che non sia proibito esplicitamente da un cartello, allo stop passa per primo chi arriva prima!!!! E qui mi sono immaginata che in Italia, con questa regola, agli incroci sarebbe un’ecatombe. I distributori di benzina non sono lungo le strade o le autostrade ma sono o nei centri abitati o occorre uscire dall’autostrada Non si possono avere in macchina bottiglie o lattine di alcolici già aperte pena l’arresto! Cibo. la qualità è genralmente migliorata ma è essenzialmente un posto per carnivori. Nelle stazioni di servizio, tipo autogrill, non trovavo mai niente che non avesse carne…..quindi mi sono alimentata a pringles e banane (almeno a pranzo). Le porzioni sono abbondanti. Il costo medio di una cena, compresa una buona birra, è di circa 20/25 dollari, più cara se mangiate carne. Le birre sono genralmente buone e abbiamo trovato molti microbirrifici. Nelle piccole città i ristoranti chiudono intorno alle 21/21.30. Dopo tale orario si trova sempre un triste Mc Donald’s aperto o un pò meno triste Denny’s. La mancia è obbligatoria e mi sembra anche giusto considerando che le mance sono spesso il solo salario di un cameriere. Considerazione sui parchi. n un viaggio di tre settimane, come quello fatto da me, i parchi si “assaggiano” soltanto. Se si voglio fare delle escursioni o dei trekking veri e propri occorre sceglierne solo alcuni o avere due mesi a disposizione. Li abbiamo visti in tantissimi film ma vi assicuro che visti da vicno sorprendono per la maestosità, la bellezza e la varietà. Soprattutto il silenzio perchè in quasi tutti i parchi i cellulari non hanno segnale! Per quest’anno è proprio tutto. Vi aleego qualche altra foto e buon rientro a tutti i blogger. Antonia

yes we canyon…………grand canyon

Anche oggi il tempo è bello ed è fondamentale perchè sia così in quanto ci attende il sorvolo del Grand Canyon. Poiché arriviamo in zona Grand Canyin relativamente presto, c’è il tempo per una prima esplorazione dagli overlook, ovvero i punti panoramici. Il Canyon quasi tutti lo guardano dall’alto ma in realtà si può scendere nel fondo e pernottare. Per fare ciò occorrono due giorni interi e aver prenotato con largo anticipo.

Il Grand Canyon è immenso ed è suddiviso in un versante nord ed uno sud ma la maggior parte dei visitatori si sofferma su quello sud e così abbiamo fato anche noi.

Alle 13.30 abbiamo il volo in elicottero. Le procedure di imbarco sono molto snelle. Ci pesano ad uno ad uno. In realtà avevo già inviato il peso di tutti noi per fax qualche giorno prima ,a temevano che, anche grazie alla dieta americana, fossimo ingrassati. Sono sorpresa dal fatto che non esistano misure di sicurezza. Non ci chiedono documenti, non passiamo attraverso un metal detector. Ci fanno firmare una sorta di liberatoria in caso di incidente. Tenete presente che il nostro sorvolo avviene a pochi giorni di distanza dalla sciagura sull’Hudson. Anyway, ci suddividiamo in vari gruppi perchè su ogni elicottero ci stanno sei passeggeri. Paghiamo 175 dollars a testa per 30 minuti di volo…………..e via!

Secondo me la descrizione che meglio corrisponde al mio stato d’animo nel vedere e sorvolare il Grand Canyon l’ha resa felicemente Bill Bryson in “America Perduta”: Non c’è nulla che possa prepararvi al Grand Canyon. (…) la visione è sempre mozzafiato. La mente, incapace di concepire uno spettacolo di questa portata, semplicemente soccombe e, per lunghi istanti, vi sentite una nullità, rimanete senza parole né fiato, e provate solo un inenarrabile sgomento davanti a un fenomenale spettacolo così immenso, meraviglioso e silenzioso.

Dopo il giro in elicottero mi concedo un meritato pasto. Per fortuna ci sono le pizze vegetariane ma, non so perchè, solo quelle le vendono intere e non a tranci come le altre! Dopo aver chiesto la motivazione di tale assurdità riesco a farmi dare solo due tranci e non una ruota di truck!!!

Nel pomeriggio continua l’osservazione del Grand Canyon spostandoci con la navetta. Alle fermate c’è un po’ di coda ma non le cose apocalittiche descritte nelle guide.

Verso il tramonto andiamo a Williams dove pernotteremo. E’ tardi ormai e non si ha il tempo di girare questa cittadina. Ci facciamo qualche foto sotto il cartello della route 66 che attraversa Williams e cena in un ristornante messicano che un tempo era un saloon aperto già due secoli fa. Il posto è simpatico ma il cibo non è gran che.

Cari barcaioli con questo racconto si chiude questo viaggio che, in verità, è terminato da circa un mese. Come sapete, nel corso del viaggio ero talmente stremata che non riuscivo a stare al passo con il racconto giornaliero. Ora preparo un post di curiosità e informazioni utili per chi voglia recarsi in questa parte degli USA in futuro. Un abbraccio viaggio. Antonia

grand canyon 2 grand canyon