diritto di voto

11 marzo 2010

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(Marjane Satrapi)

Come promesso, oggi vi presento un’iniziativa online che è nata da pochissimi giorni, Enciclopediadelledonne.it. Nella dichiarazione di intenti delle studiose che hanno deciso di dar vita a questa enciclopedia, che voce per voce prenderà forma online, si legge: “Questo, tante donne lo sanno da tanto tempo: ci mettiamo in fila, ci sentiamo eredi ed ecco il significato del secondo nome dell’Impresa: Specchio delle Dame. Tante volte infatti abbiamo ritrovato questo mettere insieme tanti ritratti di donne a dimostrare che la libertà di pensiero e di azione – dalla quale, peraltro, deriverà con la felicità personale una società più giusta – è possibile e auspicabile, non teoricamente, ma praticamente. Parole che vengono da ogni tempo (da Proba, da Christine de Pizan, da Cristina di Belgioioso, ma davvero, continuamente) e possono davvero illuminare, perché sono anche le nostre, spesso le stesse precise parole. Quello specchio delle brame che ossessiona tante donne in carne e ossa può dunque utilmente diventare lo specchio delle dame, una miniera di storie da cui imparare la libertà, e mai cercare il verdetto. Proprio perché è all’insegna della felicità possibile, l’Enciclopedia è una festa, una festa a inviti: chi scrive porta una persona come portasse qualcuno che vale la pena di conoscere.”

Stanno comparendo in questi giorni le prime voci, e le prime tag con cui effettuare una ricerca tra le voci. Questo l’indice ad oggi. Da quello che leggiamo si comprende la qualità del progetto, degna di una vasta impresa editoriale ma allo stesso tempo libera e condivisa. A coordinare il  nucleo primigenio di studiose sono Rossana Di Fazio e Margherita Marcheselli, e ci facciamo spiegare il progetto nei dettagli proprio da Rossana Di Fazio (potete riascoltarla nel podcast qui sotto).

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Domenica il 62,4% degli iracheni è andato a votare nonostante le forti minacce di attentati e l’esplosione di un ordigno che ha ucciso 35 persone. Stavolta era possibile votare non soltanto nei seggi interni al paese ma anche in varie sedi sparse per il mondo dove gli iracheni sono emigrati. Global Voices in italiano riprende un articolo di Salam Adil (tradotto da Stefano Ignone) che a sua volta fa un collage di alcuni commenti dei votanti sui blog. Potete leggerlo qui.

La canzone di oggi era “In your hands” di Charlie Winston

Ecco la puntata di oggi:

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avvistamenti

10 marzo 2010

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Scusate per l’assenza di ieri, dopo qualche giorno di influenza rieccomi qua…

Vi segnalo il nuovo bottone della Donazione nella barra qui a destra, per chi lo desidera è possibile fare donazioni, anche piccolissime, a Radio Popolare. Grazie in anticipo a tutti!

Tornando dopo quattro giorni mi hanno accolto 642 post da tutte le parti del mondo, una sensazione complessiva di grande vitalità di quello che si muove sulla rete. Vorrà dire che nelle puntate di questa settimana cercheremo di recuperare alcuni degli spunti più interessanti. Nel frattempo vi segnalo che Global Voices ha attirato anche l’attenzione della BBC, che ha deciso di avviare un esperimento di collaborazione. Congratulazioni a Kathryn Bigelow, la prima donna nella storia a vincere l’Oscar per la regia; ieri avevo in mente un collegamento legato all’8 marzo che recupereremo con piacere domani.

Nel frattempo vi propongo questo post da Repeating Islands sulla posizione delle donne ad Haiti dopo la morte di tante leader del movimento femminile nel terremoto; è una fotografia della situazione femminile nella società haitiana; la realtà lasciata dal terremoto, in cui la metà delle famiglie sarà gestita di fatto dalle donne, offre la possibilità di praticare alcuni cambiamenti, anche in considerazione del fatto che le poche autorità rimaste hanno ribadito qualche giorno fa con Hillary Clinton la necessità di elezioni politiche nel paese il più presto possibile (la traduzione qui sotto nel podcast)

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Vi ricordate quando abbiamo parlato del blog collettivo Coverspy, che avvista i lettori sulla metropolitana di New York e ne traccia l’identikit con tanto di copertina del libro? Anna mi segnala che esiste qualcosa di simile anche a Milano, sulla vita dei tram. Vi presento con piacere questo blog anche perché è una delle rare dimostrazioni che c’è qualche blogger che ha scelto di occuparsi della vita urbana anche nella nostra città. Se avete altri esempi da segnalarmi fatelo senza indugio.

Le musiche di oggi erano “Don’t take all night” di Nina Simone e “Whooping Crane” di Lyle Lovett

Ecco la puntata di oggi:

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in altre stanze, altre meraviglie

5 marzo 2010

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Come promesso, torniamo a Londra con il nostro blogger di fiducia, Fabio Barbieri. Per quanto la amino, i frequentatori più assidui della Tate Modern non condividono sempre le scelte e la linea dei suoi curatori, e hanno accolto invece con grande calore la nuova mostra dedicata ai lavori di Theo van Doesburg, direttore della rivista De Stjil dal 1917 al 1931, l’anno della sua morte. Figura centrale delle avanguardie europee, dalla sua nomadica partecipazione ai movimenti artistici di quegli anni si irradia un percorso molto interessante della Tate. Fabio Barbieri posta una recensione completa della mostra sul suo blog, e noi lo sentiamo in diretta (seguite la conversazione qui sotto nel podcast).

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Una delle voci più interessanti fra quelle monitorate da Global Voices in italiano è quella di Teeth Maestro, dentista-blogger di Karachi, che racconta le complessità politiche e quotidiane della vita in Pakistan. Con grande piacere, vedo che oggi scrive di Danyial Mueenuddin, uno scrittore pakistano che ho appena letto per un puro colpo di fortuna; i suoi racconti, raccolti in In other rooms, other voices, sono usciti da pochi giorni in italiano per Mondadori (come Altre stanze, altre meraviglie – che per fortuna mantiene la citazione da Altre voci, altre stanze di Truman Capote), e si tratta di una delle uscite più organiche e interessanti di narrativa breve di quest’anno. Il suo paese gli ha appena tributato un premio letterario importante, e qui potete leggere il post integrale di Teeth Maestro (che torneremo a leggere molto presto); nel podcast potete ascoltare la traduzione. Questo il sito dello scrittore.

Le musiche di oggi erano “la canzone della gioia” di Luca Gemma (che stasera suona nel nostro auditorium) e “Ain’t no grave” di Johnny Cash (dal nuovo American Recordings vol. VI)

Ecco la puntata di oggi:

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Biancaneve

4 marzo 2010

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Mentre le statistiche sul lavoro delle donne continuano a registrare un divario di compenso preoccupante rispetto agli uomini, Drunk Literature, il blog di un’avida lettrice che di solito utilizza come filo rosso il tema della letteratura “maledetta” – o molto vicina al bancone del bar, per intenderci, da Francis Scott Fitzgerald a Charles Bukowski - segnala un contenuto dell’edizione online americana di Vanity Fair che esplora il mondo dei grandi classici a cartoni animati con un taglio decisamente inconsueto: il lavoro delle donne che dietro le quinte coloravano a mano i fotogrammi. Qui trovate l’articolo originale di Patricia Zohn, che ha cominciato ad intervistare le inchiostratrici e le coloriste di quell’epoca dopo aver ascoltato i racconti di una zia che aveva lavorato per molti anni alla Disney. E’ la storia di 100 ragazze altamente specializzate che vivevano nell’ombra degli animatori uomini, ma senza le quali la rivoluzione animata del padre-dittatore Walt Disney non sarebbe potuta accadere. La traduzione e il riassunto nel podcast qui sotto.

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Per restare nel fiabesco, la foto del post di oggi è di Tim Walker, un fotografo inglese dal talento surreale che di solito lavora per Vogue. Se vi interessa, potete vedere le sue fotografie dal vero ancora per pochi giorni a Milano, fino al 7 marzo. Qui una descrizione della mostra.

La canzone di oggi era “You, sailor” di Erin McKeown

Ecco la puntata di oggi:

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sulla punta della lingua

3 marzo 2010

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Il 21 febbraio si celebrava la Giornata Internazionale della Lingua Madre indetta dall’Unesco. Global Voices in italiano ci propone una riflessione di Laura Vidal sulla giornata, e sul “dibattito infinito” sulla lingua spagnola. L’articolo è a cura di Elena Intra. Al’interno trovate anche una recensione della nuova enciclopedia della lingua spagnola usata negli Stati Uniti, alcuni link interessanti a blog legati alle lingue native dei paesi dell’America Latina, e un video sulla molteplicità di varianti dello spagnolo parlato in Messico.

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Il nostro Slow Food, come sapete, sbarca negli Stati Uniti, e la rete trabocca di persone che propongono soluzioni per evitare i pasti in aeroplano, che esplorano la cucina di altri paesi, e che fotografano ossessivamente il cibo quotidiano.  Fra le esperienze di prima mano che un blogger può documentare nel suo diario online ci sono spesso, come abbiamo visto tante volte ad Alaska, degli esperimenti personali. Me ne segnalano uno che, anche se americano, credo possa toccare le corde di molti genitori, sempre più consapevoli dell’importanza del nutrimento che i figli ricevono a scuola. La mensa, infatti, è un po’ un terreno universale di scontro e di necessità di una migliore progettazione. Non a caso, in Inghilterra lo chef superstar Jamie Oliver ha fatto del suo progetto per cambiare l’alimentazione dei bambini inglesi a scuola una delle sue missioni, e ha stilato un piano d’azione in accordo con Downing Street. Ora sembra che porterà la stessa idea anche negli Stati Uniti. All’estero, il modello ideale della dieta dei bimbi è considerato quello mediterraneo, ma sappiamo che da noi il divario fra la dieta mediterranea e la mensa scolastica è ancora incolmabile. Negli Stati Uniti sono messi peggio. Un’insegnante americana, la signora Q, ha deciso di mangiare ogni giorno nella scuola in cui lavora, comprese le vaschette a cui si riferisce dicendo “non è cacca, è chili”. Ha cominciato da due mesi e intende portare avanti questo progetto per tutto il 2010, a prezzo, immagino, del suo colesterolo. Il blog si chiama Fed Up With School Lunch (satolli, ma anche stufi, del pranzo scolastico). Per tre dollari a pasto, Mrs Q mostra ai genitori che cosa mangiano i loro bambini. Sul suo blog posta una fotografia del pasto che consuma, e sotto la commenta riportando l’apporto energetico e calorico di ogni alimento. La nota curiosa è che nel suo blogroll segnala anche un esperimento analogo che una collega fa dal Giappone per solidarietà, mostrando qualche salutare alternativa. Mrs Q è abbastanza sveglia da mettere anche in collegamento l’alimentazione dei bambini con la loro possibilità di fare del moto, e ci racconta che nella sua scuola l’intervallo è stato abolito.

Le musiche di oggi erano “SOS” dei Macaco e “Can’t help but smiling” di Devendra Banhart

Ecco la puntata di oggi:

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terra tremante

2 marzo 2010

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L’impatto del terremoto in Cile si rivela sempre più grave col passare delle ore. Le vittime contate sono ormai più di 700, e nella difficoltà di mantenere i contatti e di riunire famiglie e amici separati anche da grandi distanze, i signori della tecnologia hanno avuto una buona idea. Google ha lanciato una nuova applicazione a disposizione di tutti, una sorta di bacheca virtuale dove affiggere gli annunci di chi cerca qualcuno, e quelli di chi ha informazioni su qualcuno. Dai 33 mila annunci di ieri siamo già ai 54 mila di oggi. Come potete vedere, l’aspetto dell’applicazione è molto facile. All’inizio si possono vedere soltanto le due caselle da riempire con i dati anagrafici della persona che si vuol cercare o segnalare, ma dietro la schermata il database incrociato mette in collegamento i due settori. Non si tratta di una vera e propria bacheca perché non ci sono elenchi pubblici visionabili, ma il database è effettivamente pubblico e come tale Google non può garantire l’esattezza delle informazioni. Pcrevenge spiega un po’ di cosa si tratta, e qui invece troviamo una piccola panoramica di come vengono utilizzati in questi giorni i social network nell’emergenza terremoto, e di come si sta comportando qualche rete televisiva.

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Fine settimana di mobilitazioni all’Aquila, sempre più partecipate nonostante l’apparente consenso al governo degli ultimi mesi. Carriole di macerie portate via dalla Zona Rossa del centro storico, e uno spirito di crescente mobilitazione. Ce lo racconta Miss Kappa, dando spazio sul suo blog ad altri due concittadini, una che scrive, l’altro che fornisce le immagini – anche i video potrebbero interessarvi.

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Repeating islands, un blog che racconta e commenta notizie dal mondo caraibico, riprende un articolo del Miami Herald di Andres Viglucci, che presenta un nuovo progetto a basso costo per fornire piccole residenze temporanee alle persone rimaste senza casa ad Haiti. La particolarità è che si tratta di un concentrato di design completamente autosufficiente, un’evoluzione di emergenza della roulotte, progettata da un architetto e urbanista di grido di Miami Andrès Duany e realizzata con un materiale innovativo (e brevettato) che si chiama InnoVida. In accordo con il governo di Haiti e le associazioni che si stanno occupando dei soccorsi, la ditta che produce queste abitazioni temporanee è in attesa di una conferenza di donatori che potrebbe coprire le spese di costruzione (circa 1000 dollari ad abitazione) dei primi 1000 prototipi che vuole donare alla popolazione haitiana. Guardacaso, però, la stessa ditta annuncia di aver stanziato 15 milioni di dollari in investimenti per costruire uno stabilimento di produzione di queste casette su suolo haitiano, dove nel frattempo i raccoglitori di riso locali si trovano per l’ennesima volta in competizione con il riso importato dagli Stati Uniti. Saremo influenzati dalle nostre infelici esperienze di appalti, ma la cosa puzza, e non a caso il ministro del turismo di Haiti, Patrick Delatour, si è dimostrato tiepido verso l’iniziativa, chiedendosi chi potrebbe pagare le nuove residenze una volta costruite.

Le musiche di oggi erano “Breathe” dei Pearl Jam e “Simblo do” di Ti Coca

Ecco la puntata di oggi:

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bookspotting

26 febbraio 2010

reading on the subway

Oggi ci dedichiamo a post che riguardano i libri, anche se un po’ particolari.
Nel frattempo vi segnalo l’uscita in Italia del libro di Alain De Botton Una settimana all’aeroporto, e vi rimando al post di Alaska di qualche mese fa in cui raccontavamo del progetto di scrivere a Heathrow e del libro. E’ uscito in questi giorni anche il saggio di Jonathan Safran Foer Se niente importa, contro l’allevamento intensivo degli animali, che Alaska vi aveva presentato qui.

A proposito di edizioni elettroniche di libri che non sono più soggetti a copyright, abbiamo visto come alcuni e-reader che supportano una varietà di formati (non è il caso del Kindle) permettano di scaricare dalle varie library in rete titoli anche gratuiti o a pochissimo prezzo. La questione del prestito – da lettore a lettore – resta per ora irrisolta, ma man mano che le biblioteche si attrezzano per far fronte alla crescente diffusione degli e-reader, potrebbe emergere qualche situazione interessante. la prima che voglio segnalarvi è quella della leggendaria British Library, la biblioteca nazionale inglese con sede a Londra, che questo mese ha annunciato che metterà a disposizione dalla primavera più di 56 mila titoli di narrativa dell’Ottocento da scaricare in modo completamente gratuito. Dietro l’iniziativa, che segue a tre anni di digitalizzazione dei volumi, c’è un consistente finanziamento Microsoft e un enorme stanziamento statale. L’iniziativa è di grande interesse anche perché si tratterà delle edizioni originali di proprietà della biblioteca, alcune delle quali molto preziose, comprese di caratteri e illustrazioni originali.  Ci racconta i dettagli Richard Brooks, capo redattore arte del Sunday Times (la traduzione del suo post qui sotto nel podcast).

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Uno dei luoghi di lettura più eminenti è la metropolitana, e chiunque abbia viaggiato su quella di New York ha presente la quantità e l’eclettismo dei lettori che si possono incontrare. Una squadra di “spie” del mondo dell’editoria si è coordinata in un unico tumbler, Coverspy,  per raccontare quali titoli vengono “avvistati” sulla metropolitana della città. Ogni messaggio, inviato via twitter,  contiene: copertina a colori del libro avvistato e breve descrizione del lettore avvistato (età apparente, aspetto fisico, abbigliamento, eventuali cuffiette, posizione sul vagone e linea della metro su cui è stato avvistato). L’insieme degli avvistamenti, numerosi ogni giorno, crea una catalogazione meravigliosa di tipi umani e di varietà di letture. Naturalmente, la maggior parte dei libri sono in inglese o in spagnolo, spesso tascabili – ma non manca il turista che legge nella propria lingua madre, Calvino tradotto in inglese, Calvino letto in italiano, la tragedia greca letta in greco antico, i libri giapponesi o arabi. Sulla metropolitana di NY si legge di tutto, si direbbe, dalla narrativa per adolescenti al thriller appena uscito, dal romanzetto rosa al saggio sulla chirurgia del cervello, dai saggi di filosofia ai manuali sulla gravidanza. Per fare una panoramica di quello che è stato avvistato nel mese di febbraio, mi ha stupito la grande quantità di testi di approfondimento politico sull’attualità, e immagino non sia estranea alla grande quantità di opere di Salinger la recente scomparsa dello scrittore. Fra gli “avvistamenti”,  naturalmente, anche quelli di chi legge su Kindle, soltanto che nel loro caso è impossibile vedere la copertina o avvicinarsi abbastanza da cogliere titolo e autore. La cosa forse più misteriosa e rinfrescante di Coverspy è che con la miriade di razze che popolano la città, la razza non è mai un elemento dell’identikit del lettore. E’ un tumbler che riconcilia col mondo dei libri e dei lettori, e anche una buona fonte di suggerimenti di lettura. Chissà che qualcuno non se la senta di avviare un’operazione simile sulla metropolitana di Milano o di Roma. In puntata vi racconto qualche esempio di avvistamento ma potete guardarveli tutti nel link di Coverspy.

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Fra gli avvistamenti di Coverspy vi segnalo un libro che potrebbe incuriosire quelli di voi che si sono appassionati alle vicende della Cameriera in crisi alle prese con i suoi scostumati clienti. Si tratta di Waiter Rant di Steve Dublanica, che tiene anche un blog sullo stesso tema, qualche volta raccontando da cliente l’esperienza di chi come lui lavora a contatto col pubblico, facendo magari il cameriere o il commesso in un negozio.  Steve si occupava di marketing prima di cercarsi lavoro in un ristorante quando è rimasto disoccupato, e il suo libro è diventato un bestseller istantaneo. Nomi di ristoranti, e identità e aspetto delle persone, ci avvisa, sono stati cambiati, ma il resto è tutto vero. Ci sono anche “40 piccoli consigli per come diventare un buon cliente” e “80 segnali che state lavorando in un cattivo ristorante”. Ora potete seguire il suo blog qui.

Le musiche di oggi erano “Whooping Crane” di Lyle Lovett e “The book of love” dei Magnetic Fields nella versione di Peter Gabriel.

Ecco la puntata di oggi:

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cristianamente

25 febbraio 2010

cristo redentor rio

La notizia che l’asilo di Goito, in provincia di Mantova, sarà riservato per delibera comunale ai bambini “cristiani”, spinge Altresciocchezze a dire la sua.

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Questa piccola riflessione ci dà il via per esplorare altri due interventi sulla rete, uno dal Brasile e uno dall’Inghilterra, che riguardano in qualche modo simboli religiosi e riflessioni laiche.  

Riogringa ci racconta per esteso della controversia che riguarda l’utilizzo cinematografico della statua del Cristo Redentor di Rio de Janeiro. Vi ricordate quando venne usata per lo post pubblicitario della Nike di cui era protagonista Ronaldo? Be’, adesso viene ripresa – e distrutta – nel kolossal catastrofista di prossima uscita 2012, e l’Arcidiocesi di Rio ha messo in piedi una trattativa controversa. Riogringa ce la racconta nei dettagli (qui sotto nel podcast la traduzione del suo post)

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Mentre in Inghilterra si comincia a respirare l’aria tesa della campagna elettorale, si discute animatamente anche di se e come attirare gli elettori sulla base della loro religione. In questa cornice, lo scrittore Alain de Botton posta un intervento provocatorio intitolato I limiti della libertà, in cui esamina e ricolloca secondo le sue convinzioni nella cornice del capitalismo sfrenato il concetto di “bontà” e di moralità, spesso confusa nella sfera pubblica con il moralismo. “Per scappare dal dogmatismo”, dice, “restiamo ipnotizzati dai pericoli insiti nelle nostre convinzioni morali”, e il concetto astratto di “libertà” non sta in piedi senza le leggi morali che ci davamo un tempo per regolare la convivenza civile.  E’ possibile regolare la libertà sfrenata, e riqualificarla, senza necessariamente tornare ad essere oscurantisti? (la traduzione e il riassunto del suo intervento qui sotto nel podcast)

Le musiche di oggi erano “Timshel” di Mumford & Sons e “Luz do sol” di Caetano Veloso

Ecco la puntata di oggi:

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1000 chiavi che non aprono

24 febbraio 2010

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(foto di Jennifer Daking)

E così, anche i nostri cavi telefonici e digitali sono fatti della stoffa della corruzione. Sullo sfondo di quel punto di osservazione costituito dai giovani blogger che hanno vissuto il terremoto dell’Aquila, comincia a stagliarsi un quadro nazionale inquietante. Nel frattempo, perfino la tv di inchiesta sembra fare la sua parte fino a un certo punto.  Torniamo all’Aquila con Miss Kitty per sentire cosa dice dopo la protesta delle 1000 chiavi.

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Con Miss Kitty facciamo un passo ancora indietro, alla collaborazione fra i blogger e la troupe di AnnoZero che ha visitato da poco la città.

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Ha qualcosa da raccontare in proposito anche il giovane aquilano Federico D’Orazio.

Le musiche di oggi erano “Bodysnatchers” dei Radiohead e “Chains chains chains” di Elvis Perkins

Ecco la puntata di oggi:

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Voci globali

23 febbraio 2010

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Qui ad Alaska abbiamo attinto spesso ai materiali originali di Global Voices, e finalmente un quotidiano italiano online decide di ospitare alcune traduzioni dai blog più interessanti aggregati da GV in tutto il mondo, l’edizione italiana, insomma, di Global Voices. La Stampa, che ha già una tradizione di rendere disponibili in italiano i contenuti di alcuni blog, come quello della cubana Yoani Sanchez, ha lanciato il 16 febbraio sulla sua edizione cartacea questa nuova iniziativa: Voci Globali, una sorta di reader in italiano dei post più interessanti che arrivano via via da 25 homepage selezionate di blogger internazionali che postano in inglese e sono aggregati da Global Voices. Dal canadese che posta dal Giappone alla ragazza congolese che si occupa di ambiente e sostenibilità, dal progetto di scrittura delle donne afghane al dentista di Karachi che commenta l’attualità politica, esploreremo un po’ alla volta queste risorse. Per oggi presentiamo il progetto con alcuni esempi dei primi post che sono stati tradotti.

Il primo post è di Seeda, tratto da Afghan Women’s writing project, tradotto da Norma Lelli. Seeda racconta dall’Afghanistan della sua iniziazione ai bombardamenti.

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Il secondo è di Sokari, tratto da Black Looks (dieci autori africani), tradotto da Paolo D’Urbano. Sokari racconta da Kampala delle manifestazioni omofobe di Jinja. Nel post tradotto ci sono anche link e video.

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E infine il terzo è di Juliana Rincòn Parra per Global Voices, tradotto da Maria Grazia Pozzi. Juliana fornisce una panoramica sulle biblioteche ambulanti dei paesi più remoti del mondo. Nel post tradotto trovate anche link utili e molti video.

Le musiche di oggi erano “I’m new here” di Gil Scott-Heron e “Tezmacal” dei Monsters of Folk

Ecco la puntata di oggi:

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