anche se è verde è sempre un posacenere
(ecoalfabeta.blogosfere.it)
Ci avete fatto caso? Dopo Copenaghen sembra scoppiata in televisione la febbre dello spot filo-ambientalista. Soprattutto le case automobilistiche, ma anche i produttori di detersivi, sembrano dirci, in realtà, che consumare va ancora bene se puoi metterti a posto la coscienza con l’ultima illusione di risparmio energetico. Alessandra Retico fiutava già la tendenza nel 2007, prima dell’impatto colossale della recessione. Tutto bene, direte voi. Ma non sia mai che questa ondata di apparente coscienziosità insinui nel consumatore il dubbio che la recessione e lo stato del pianeta possano insegnarci che è semplicemente ora di consumare meno, di possedere meno, di desiderare meno, e magari di andare meno in macchina – per non parlare del fatto che anche Richard Gere per guidare in un ambiente incontaminato deve farselo ricostruire al computer, a meno che non si tratti di una soluzione per risparmiare le emissioni di anidride carbonica di quei famosi viaggi in luoghi esotici che tanto piacevano alle agenzie pubblicitarie fino agli anni Novanta. Senza dubbio i messaggi pubblicitari stanno cercando di sintonizzarsi con una sensibilità sempre più diffusa (e con alcune effettive modifiche industriali), ma sembra che la droga dello shopping – principale passatempo e calma-nervi delle società occidentali – debba restare quello che è, purché sia dia una mano di verde. Le riviste di design, non a caso, ci parlano di “nuovo lusso sostenibile”, e sembrano non accorgersi della contraddizione: se il design diventa di nuovo “durevole”, chi avrà bisogno di comprare ogni anno nuovo design? La sostenibilità può essere ridotta semplicemente a una nuova corrente del marketing?
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In Danimarca due anni fa l’autorità statale sulla pubblicità ha stabilito che nei messaggi di vendita un’auto non possa proclamare di “aiutare l’ambiente”; semmai, ha scritto, “può soltanto inquinare un po’ meno di prima”. Mi sono chiesta se la questione avesse colpito anche i blogger. Ecoalfabeta prendeva in giro alcune campagne, segnalandoci fra l’altro la vecchia campagna di una nota azienda di abbigliamento italiana che giocava sulla provocazione ritraendo i suoi modelli tra gli effetti degli effetti del riscaldamento globale: la tour Eiffel tra le palme, pappagalli tropicali a San Marco, il monte Rushmore raggiunto dalle acque, la muraglia cinese coperta di sabbia. Allegria. Inspirational Room l’aveva sviscerata a suo tempo. Invece Ecoblog ci ricorda cos’era successo in Inghilterra allo spot della Prius. Politikos ci racconta cosa ne pensa quest’inverno l’Adiconsum.
Si avvia alla conclusione un blog del tutto particolare, la storia tappa per tappa di un curioso viaggio in motorino in Nord Africa. Protagonista un nostro ascoltatore, Simone, che potrebbe esservi già noto per i suoi spericolati diari di viaggi in Asia per la nostra trasmissione estiva Tre Uomini in Barca. Anche stavolta Simone ha tenuto un blog della sua esperienza, dove potete leggere delle prime tappe e vedere via via altri aggiornamenti e foto in questi giorni. Fallito il tentativo di raggiungerlo tramite satellitare durante il suo attraversamento del Marocco e della Mauritania, adesso che è appena rientrato ci colleghiamo in diretta con lui per farci raccontare com’è andata.
Le musiche di oggi erano “Free to walk” di Jeffrey Lee Pearce nell’omaggio di Debbie Harry e Nick Cave, e “Senegal Fast Food” di Amadou et Mariam
Ecco la puntata di oggi:
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