grafici del cuore
Chissà quanti di voi conoscevano bene la realtà di Haiti ben prima del terremoto, oppure, come Kuda, hanno avuto un’esperienza di cooperazione o di volontariato che riguardava Haiti o la repubblica dominicana. Anche se i comuni cittadini americani hanno raccolto 85 milioni di dollari per Haiti soltanto venerdì scorso attraverso il Telethon (un record assoluto, e in tempi di recessione), Kuda, che è ancora in contatto con alcuni amici da quelle parti, si è accorto dalle statistiche di Google che le notizie sul terremoto, dopo una prima impennata di interesse, sono già crollate di importanza. Andate a leggerlo sul suo blog.
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Edoardo Vigna segnala un libro, Londra chiama – otto scrittori raccontano la loro metropoli, di Valentina Agostinis, che attraverso otto interviste originali, legge la mappa densa della Londra multietnica, delle grandi espansioni edilizie, dei mutamenti immobiliari, del post 11/9 e New Labour, delle questioni legate alla sicurezza, della cultura e dell’arte contemporanea, dei non luoghi e della psicogeografia. A dialogare con lei, e a rincorrersi nei temi ognuno secondo la propria specificità, sono JG Ballard (che oggi non c’è più) e Iain Sinclair, Will Self e Nick Hornby, e alcuni fra i grandi protagonisti della letteratura britannica meticcia: Gautam Malkami, Hari Kunzru, Monica Ali e naturalmente Hanif Kureishi. Dalla fiction vera e propria alla saggistica agli scenari futuribili e ormai raggiunti della fantascienza, un racconto orale e corale che la dice lunga sulla capacità di analisi della realtà e la presenza attiva di questi autori nella vita pubblica inglese. Una chiave di lettura al laboratorio metropolitano di oggi, che non riguarda soltanto Londra. E siccome si tratta di un libro magnifico, vi propongo la nostra conversazione in diretta con l’autrice (potete riascoltarla qui sotto nel podcast).
Per chi avesse voglia di seguire un altro percorso su Londra, vi ricordo il bellissimo Tamigi di Mario Maffi. Entrambi i volumi sono pubblicati da Il Saggiatore.
La canzone di oggi era “Saturday comes slow” dei Massive Attack feat. Damon Albarn
Ecco la puntata di oggi:
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Tags: cooperazione, Gautam Malkami, Hanif Kureishi, Hari Kunzru, Iain Sinclair, Il Saggiatore, JG Ballard, Kuda, LOndra chiama, Mario Maffi, Monica Ali, New Labour, Nick Hornby, repubblica dominicana, Tamigi, telethon, Tony Blair, Valentina Agostinis, volontariato, Will Self


gennaio 26th, 2010 at 16:19
Mi viene in mente non solo come le culture hanno arricchito Londra, ma quanto certi fenomeni come il punk, hanno fatto bene a questa città. Però quando si parla di questa città ci si riferisce sempre al “centro”, alle prime due zone della metro, sarebbe bello approfondire la distanza che esiste con la Londra “poco fuori”. Adesso ho voglia di tornare a Londra.
Ciao
S.
gennaio 26th, 2010 at 21:32
Sono fra quelli che avevano già archiviato la faccenda haiti, che in italia s’è ridotta ormai a un’ennesima questione politica.. in ogni caso penso che a breve gli aiuti finiranno e che quindi l’unico modo di salvarli sia garantirgli finalmente una vera “indipendenza”.
gennaio 27th, 2010 at 02:15
E’ facile archiviare Haiti, o dipingerla come il solito teatrino degli aiuti. Meno facile creare un’alternativa. Grazie per lo spazio.
gennaio 27th, 2010 at 10:12
Grazie Kuda per le osservazioni e per il grafico [molto efficace]. Volevo segnalare un altro amico italiano di One Respè che è Gianni Dal Mas e che ora si trova a Port au Prince. Questo è il suo blog http://www.giannidalmas.blogspot.com/ [necessariamente laconico].
Ciao.
PM
gennaio 28th, 2010 at 20:46
[...] gli intellettuali, gli artisti, si muovono tra Dickens e i Blur senza grandi limitazioni” (Alaska del 26/01/2010). Sono d’accordo e penso che la musica in Italia sia davvero considerata “bassa”, [...]