cose che si possono fare insieme

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Domani cade il primo anniversario dell’elezione di Barack Obama. Potrebbe essere facile dimenticare la portata storica di quella giornata mentre il neopresidente se la sta giocando su alcune cosine da nulla: la ricostruzione della reputazione degli Stati Uniti all’estero, l’amicizia con i paesi arabi, il picco della recessione e il funzionamento del sistema bancario americano, il veto ai nuovi insediamenti israeliani, le nuove risorse energetiche e l’appuntamento di Copenaghen, il nucleare iraniano, la guerra in Afghanistan, il Nobel per la Pace da meritarsi, l’opzione pubblica della riforma sanitaria, l’allargamento dell”accesso all’istruzione, la libertà di movimento dei malati di Aids, la parità di salario per le donne, la visibilità delle bare dei soldati morti in guerra. Quello che più si rischia di dimenticare è che quello che avvenne il 4 novembre dell’anno scorso, con un’affluenza al voto di proporzioni inedite, soprattutto di giovani, neri e latini, non era affatto una vittoria annunciata, e che il percorso di Obama verso la presidenza era cominciato in sordina nel 2004. Una regista americana, Amy Rice, aveva intuito le sue potenzialità molto prima degli altri, ed è riuscita a convincere l’attore Edward Norton, che ha una piccola casa di produzione, a finanziare e produrre un documentario che seguisse in forma di diario la carriera di Obama come senatore. Appena si è affacciata l’eventualità della candidatura alla Casa Bianca, naturalmente, lo staff di Obama ha posto qualche difficoltà sull’accesso illimitato al dietro le quinte che aveva garantito alla troupe fino a quel momento; Edward Norton racconta:

Il segreto è stato… arrivare presto. Nel nostro caso ha signficiato proporre il progetto prima che lui fosse candidato. All’inizio gli abbiamo detto che volevamo fare un diario politico del suo mandato come senatore, volevamo guardare la politica americana da dentro, dal punto di vista di un nuovo giovane politico. Siccome abbiamo cominciato a lavorare con lui e con il suo staff quasi nove mesi prima che venisse candidato alla presidenza, abbiamo avuto il tempo di definire con loro quello che stavamo facendo e di guadagnarci una certa fiducia da parte loro. Avevamo assolutamente colto la sua potenzialità nel partito democratico, e il credito va a una dei nostri registi, Amy Rice, che è venuta a bussare alla nostra porta dicendo, è chiaro che questa persona prima o poi correrà per la presidenza, non sarebbe bello fare una cronaca del suo percorso cominciando molto presto? Eravamo rimasti tutti colpiti da lui, e ci era chiaro che si trattava di una figura di importanza storica nel partito. Amy ha insistito che dovevamo assolutamente cominciare subito, ma per quanto fossimo entusiasti di lavorare con lui, non potevamo avere la più pallida idea della piega che avrebbero preso le cose soltanto nel giro di un anno. Per quanto ci fossimo dati una strategia su cosa girare, era impossibile prevedere l’otto volante di emozioni che ci si sarebbe presentato davanti, e sicuramente non il risultato. Ci eravamo dati una serie di principi, volevamo girare con un approccio non-partisan, da archivisti. Non intendevamo fare un film che celebrasse Obama o la sua campagna o il suo staff. Volevamo registrare le esperienze emotive, l’etica che c’era in ballo, raccontare com’era stare fra la gente che stava facendo quel pezzo di storia. Abbiamo cercato di far tirare fuori a queste persone le emozioni che stavano attraversando, non solo tutta la clinica strategia che ci stava dietro. Soltanto quando hanno annunciato la candidatura alla presidenza, David Axelrod, da stratega sgamato qual è, avendo saputo che stavamo lavorando a questo progetto da quasi un anno, ci ha immediatamente detto che non potevamo continuare, perché stava cominciando una vera campagna elettorale. Ci è voluto un po’ a convincerlo che noi non eravamo la stampa quotidiana, che non ci interessava sfruttare loro e la campagna, che lo facevamo per avere un documento sulla lunga distanza.

potete vedere l’intervista di Edward Norton a Countdown attraverso Huffington Post:

Visit msnbc.com for Breaking News, World News, and News about the Economy

Il documentario finito, By the people – the election of Barack Obama, viene trasmesso oggi per la prima volta su HBO, e naturalmente ha il pregio di catturare anche i mesi della campagna elettorale che avrebbero portato alla vittoria del 4 novembre.

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Urban Sketchers ha compiuto un anno. Questo blog collettivo, un diario fatto di illustrazioni dei taccuinisti di viaggio dalle più disparate città, ha come motto “vedere il mondo un disegno alla volta”. La più brava taccuinista italiana, Simo Capecchi, ci ha raccontato in diretta di cosa si tratta.

La canzone di oggi era “Obama Song” di Michael Franti & Spearhead

Ecco la puntata di oggi:

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3 Responses to “cose che si possono fare insieme”

  1. simo capecchi Says:

    “Cose che si possono fare insieme”… sei geniale, Marina! Per legare ancor meglio i due temi della puntata, ecco i reportages disegnati sull’inauguration day di Obama, il 20 e 21 gennaio 2009, su Urban Sketchers: http://www.urbansketchers.com/search/label/Inauguration

  2. Marina Says:

    favoloso, grazie Simo, ci sentiamo per Sketchcrawl!

  3. Alaska» Blog Archive » artefatti Says:

    [...] del taccuino di viaggio e del taccuino condiviso, Simonetta Capecchi, che abbiamo sentito per Urban Sketchers e Sketchcrawl, posta sul suo blog le immagini di alcune pagine che potremmo definire [...]

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