Paesi delle meraviglie

Alice in Wonderland

Nel paese in cui muore Brenda e la Costituzione è difesa dai vecchietti, il paese del lodo Alfano, dell’evasione delle tasse, delle veline, dei cervelli in fuga, degli scrittori sotto scorta, ecco a voi, scovato da Massimo Mantellini su facebook e passatomi da C, un curriculum italiano dei nostri tempi.

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L’altro giorno vi ho raccontato di questa nuova mostra del Moma dedicata a Tim Burton, in attesa dell’uscita del suo film di Alice nel paese delle meraviglie . Come promesso, vi ho tradotto l’intervista con cui il regista presenta questa retrospettiva, che trovate qui. Intanto ecco il video:


“Ho disegnato sempre, fin da quando ero bambino; quello che succede quando arrivi a scuola è che gli insegnanti cominciano a dirti, no, non dovresti disegnare così ma cosà, tanto che quando un bambino arriva ai 10 anni si convince di non saper disegnare; a me, anche se pensavo di non essere capace, piaceva lo stesso disegnare, sono stato fortunato ad avere un’insegnante che non imponeva niente, cercava di incoraggiare ciascuno a esprimere i propri punti di forza, il proprio spirito, e quindi anche la propria fantasia, per cui è rimasta una parte importante della mia vita. Tutti questi disegni al Moma, non avevo mai pensato di mostrarli a qualcuno e non li ho mai considerati opere d’arte, perché in realtà non andavano visti, erano parte di un processo, per esplorare delle idee, per sviluppare un progetto. Una cosa che mi piace di questo approccio del Moma è che esce dalle categorie, non c’è solo materiale cinematografico, o illustrazione, hanno fatto un buon lavoro nel mescolare questo tipo di confini. Tutte queste cose, che siano fotografie, piccoli scritti, o bozzetti, per me sono una parte molto importante di qualunque progetto; quando devo comunicare con qualcuno, per me non è facile, così è importante mantenere questa parte del lavoro che si svolge in piccoli progetti privati.
Riguardare tutto questo materiale mi ha infuso nuova energia, è come se mi riconnettesse a tutto il percorso che ho fatto, a quello che sono interiormente; in un certo senso solo adesso mi sono reso conto di essere sempre stato ossessionato da alcune tematiche. Credo che in gran parte siano cose che vengono da come uno è stato cresciuto, dall’infanzia e da come uno si sentiva da bambino o da ragazzo, quella sensazione di essere solo, di essere racchiuso dentro la propria mente, è sicuramente qualcosa che io ho provato intensamente, quel tipo di disconnessione di chi non si sente adatto alla società. Il termine “normale” mi ha sempre spaventato, perché suggeriva qualcosa di sovversivo e terrorizzante, sono cresciuto con i film di mostri e lì questa dinamica era sempre centrale, il mostro era sempre l’escluso, e la gente era sempre un po’ barbara. Questo aspetto ha avuto grande importanza per me, e sembra che non riesca a sbarazzarmene. Quando ero animatore alla Disney, ero molto più strano di come sono adesso, e mi ricordo che mi sentivo più radicato indossando un paio di calzini a righe, c’era questo strano meccanismo circolare per cui mi sentivo molto pazzo, assente, e mettere delle calze a righe mi faceva sentire più calmo, più rappresentato, non so come mai.
Mi colpisce sempre molto come certe immagini mandino fuori di testa gli adulti quando probabilmente hanno fatto parte della loro infanzia come di quella di tanti altri. Le favole per me sono sempre state storie astratte e spaventose, i bambini le capiscono perché rappresentano le astrazioni della loro vita, quello che non riescono a capire, tutte queste strane immagini orribili che credo siano cruciali per l’infanzia, e certe persone le dimenticano diventando adulte. La mia prima risposta al cinema è stata all’espressionismo tedesco, c’era qualcosa in quelle immagini con le ombre, i ritagli di luce, il buio, come in Fritz Lang, erano film che riuscivano a catturare uno stato onirico o il paesaggio della mente, qualcosa che io sentivo in modo molto forte. Un film che sicuramente mi ha colpito moltissimo era
The Omega Man con Charlton Heston (1975: occhi bianchi sul pianeta terra), non so come mai ma è uno dei miei film preferiti, mi torna in mente che quand’ero da solo facevo finta di essere Charlton Heston, a ripensarci fa un po’ paura, ma è così.
Quanto ad
Alice nel paese delle meraviglie, non è che pensassi di doverlo fare, anche se sicuramente è coerente con quello che ho fatto prima, alcune immagini mi sono molto vicine, ma lo faccio comunque con l’idea di un progetto personale, con l’immaginario delle favole, il tipo di simbolismo che aveva per me Edward mani di forbice, ce l’ha anche Alice, è una sorta di non entità, per me è stato così anche con Batman, anche se ero un fan del fumetto, mi interessava una certa idea del personaggio, questa questione della qualità nascosta, del desiderio di nascondere la propria personalità, è di sicuro qualcosa di ben noto, ma che in me fa risuonare qualcosa di molto personale.
Di sicuro il modo di realizzare film è molto cambiato nel corso degli anni, quello che cerco di fare è di mantenere il più possibile un approccio artigianale, fatto a mano, perché mi piace ancora l’idea di avere attori veri, e set fisici, avere delle limitazioni da rispettare, è questo che lo rende veramente divertente. Tutta la tecnologia che abbiamo a disposizione adesso può diventare un po’ travolgente, è quasi l’opposto di come ero abituato. In ogni caso, cerco di mantenere questo cinema il più umano e tattile possibile, anche se girando in una sorta di vuoto pneumatico è molto più difficile, spesso gli attori non girano nemmeno la stessa scena insieme; io ho sempre avuto la possibilità di godere della fisicità del set, di gioire alla vista dell’attore che recita e si muove in quell’ambientazione, è qualcosa che resta con me.”

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E per finire, India. Da Shekar Khapur, una personalità del cinema di Bollywood che ama dilettarsi anche di yoga e spiritualità, il post di qualche giorno fa sulle resistenze indiane in tema di ambiente e sulle rivolte “rosse”. Non fateci caso se qualcosa vi sembra molto familiare…

“La NTDV mi ha chiesto di partecipare a un programma per discutere con il nostro Ministro dell’Ambiente sul fatto che i ghiacciai dell’Himalaya non si stiano affatto ritirando. Mi chiedo se il ministro ci sia mai stato. Caro Ministro, qua non è questione di statistiche, vada a chiedere alle popolazioni locali. Le statistiche si possono manipolare, come sappiamo tutti. Vada semplicemente lassù e guardi con i suoi occhi. E comunque i dati statistici dicono che i ghiacciai che si stanno ritirando con la più alta rapidità del pianeta sono quelli himalayani.
E adesso qualcosa a proposito dell?india che diventa Rossa. I Naxaliti e i Maoisti. la massiccia ribellione contro l’oppressione e il malgoverno – che ha condotto ambiziosi gruppi armati a trarre vantaggio dalla ribellione della gente oppressa. Mentre la nostra stampa e il nostro governo li chiamano una ribellione contro lo Stato Indiano e la Legge e l’Ordine, la verità è che queste persone lo stato indiano non l’hanno mai visto e che l’unica legge e l’unico ordine che hanno mai visto è il trattamento bieco e le umiliazioni che hanno patito per mano dei rappresentanti del Governo indiano o della Legge. Essi hanno percepito l’ascesa dell’India come superpotenza economica globale attraverso la confisca delle loro terre, in cui si trovano ricche risorse. Mentre l’esercito indiano lancia un attacco vero e proprio contro la sua stessa gente – stavolta senza la possibilità di incolpare una potenza straniera o il fondamentalismo islamico – è arrivato il momento che noi indiani pensiamo seriamente a noi stessi. Che cos’abbiamo che permette ai ricchi e ai potenti di trascurare completamente non solo i bisogni della maggioranza del nostro popolo, ma anche di opprimerli, trattando le loro famiglie e le loro donne peggio che se fossero animali. Non significa niente la nostra costituzione, che garantisce gli stessi diritti fondamentali a tutti i cittadini indiani? Oppure è stata scritta soltanto per la potente elite delle città? Che contraddizione. Mentre il governo indiano parla giustamente di crescita inclusiva, lancia un’enorme offensiva armata contro il suo stesso popolo, e chissà quanti innocenti, donne e bambini perderanno la vita nel fuoco incrociato. Come siamo arrivati a questo punto?”

Le musiche di oggi erano “Can’t help but smiling” di Devendra Banhart e “Just breathe” dei Pearl Jam

Ecco la puntata di oggi:

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