Posted on 22/11/2009 15:29 pm by niccolò
Album della settimana: Elizabeth & The Catapult – Taller children: Everybody knows
Elizabeth & The Catapult – Race you
SPECIALE ELISIR: MINILIVE E INTERVISTA
Antipop Consortium – NY to Tokio
Del The Funky Homosapien & Tame One – I’m a…
Vampire Weekend – Cousins
Yeasayer – Ambling alp
novembre 23rd, 2009 at 09:42
Può essere interessante notare che la canzone “Everybody knows” di Elizabeth & The Catapult, passata un paio di volte per Patchanka in questi giorni, è una cover di un brano di Leonard Cohen. L’originale è così bello che tentare di rifarlo sperando di avvicinarvisi era un’impresa temeraria. Peccato che nessuno abbia sconsigliato Elizabeth.
ciao
novembre 27th, 2009 at 11:58
hai fatto bene a scrivere della cover, wise. che io mi sono dimenticato di dirlo, come spesso mi succede. non sono però tanto d’accordo sulla tua valutazione complessiva. le cover servono anche per rendere omaggio a grandi capolavori, senza la presunzione di superarli o emularne la grandezza. ciao!
novembre 30th, 2009 at 11:38
Caro Niccolò, sono d’accordo con te sul significato di omaggio e riconoscimento che le cover possono avere: è certamente così. Eppure, quando qualcuno mette le mani su brani noti, fatti e interpretati personalmente da grandi, o grandissimi, autori (come Cohen, Dylan, Waits, Buckley, Beatles, Led Zeppelin eccetera), il confronto scatta automatico, non si può eludere. E a me pare che quasi mai il rifacimento possa competere con l’originale: spesso è inutile, in certi casi è perfino irrispettoso (certo involontariamente). Non ricordo cover di canzoni dei Beatles che solo si avvicinassero agli originali, che fanno tutt’uno con chi li ha creati; maledico ogni giorno Morgan per la sua presuntuosa versione di “Non al denaro…” di De André; trovo tossici gli album-tributo, moda che mi pare fortunatamente in via di estinzione.
Detto questo, però, riconosco che ci sono anche grandi cover di brani con 4/4 di nobiltà, versioni davvero capaci di mettersi all’altezza degli originali: per esempio, la “Jersey Girl” di Waits fatta da Bruce Springsteen è stupenda; i classici di Dylan riletti con il jingle-jangle e i cori dei Byrds sono travolgenti; la “Song to the Siren” di Tim Buckley riproposta da This Mortal Coil con la voce celestiale di Liz Fraser è irresistibile. Ma non mi pare che ci siano tanti esempi così. (Cosa diversa è invece quando abbiamo grandi autori, ma, per esempio, non grandi cantanti, che affidano la loro composizione al grande interprete: che so? Burt Bacharach quando scriveva canzoni pensate per la bella voce di Dionne Warwick e non per la propria, intonata ma limitata).
Con tutto ciò, mica ce l’ho con Elizabeth & Catapult: ho trovato gradevoli i brani che hai trasmesso nella 3 days di Patchanka. Tutti…ehm…meno uno.
ciao e viva Patchanka