Storia

Patchanka…è una storia lunga. A raccontarla, ben sei anni fa, ci aveva provato Marina Petrillo, scrivendo più o meno così:

Patchanka è una storia di sogni. Eravamo piccoli e pensavamo in grande. Una storia di musica e di incontri folgoranti, di attrezzature tecniche e di traslochi. Abbiamo cominciato in un piccolo studio buio della sede di Radio Popolare (allora fresca di trasloco) di Via Stradella a Milano. Trasmettevamo per poco meno di mezz’ora, dalle 14 alle 14.30, col titolo Ubik Musica; eravamo in tutto e per tutto una “dependence” di Ubik, l’allora rotocalco culturale di Radio Popolare, così seguivamo un’impaginazione simile, con brevi servizi, recensioni di collaboratori e, quando le avevamo, le interviste.
Nel piccolo studio 2 ho incontrato per la prima volta E degli Eels, che non ha quasi aperto bocca. Tutte le nostre cassette avevano un fruscio pazzesco. Con me c’era il fido compare di mille conduzioni musicali e non, Gianmarco Bachi, e poi ci sono stati anche Eddi Berni e Davide Bozzi (sul walkman con cui registravamo tutto c’è ancora la scritta Ubik Musica nella sua calligrafia!). Ci divertivamo un sacco e avevamo sempre troppo poco tempo per tutta la musica che avevamo in mente.
Ogni tanto ci rubavano i dischi nuovi dalla scrivania e non avevamo nulla da trasmettere. Quando è successo una volta di troppo abbiamo scioperato. Ci siamo presi una lavata di capo che non ce la scordiamo più, ma dopo quel giorno è nato l’archivio dei cd di Radio Popolare.
Dopo tre anni di Ubik Musica, quando Claudio Agostoni ha deciso di venire a lavorare con noi a tempo pieno, abbiamo deciso che da quella costola doveva nascere un rotocalco vero e proprio di un’ora e mezza, dove seguire tutte le novità, mescolare i generi e possibilmente ospitare gli artisti.
In una sola volta dovevamo: 1) spiegare alle case discografiche che ci interessava ricevere tutto il loro materiale anche se saremmo stati sempre indipendenti nelle scelte (e quindi che avremmo detto parecchi “no”); 2) ferma restando l’identità musicale di Radio Popolare, che quasi unica nel panorama italiano proponeva già da anni la musica popolare di tutti i paesi del mondo, proporre un orientamento anche sulla musica di qualità per i più giovani, anche quella frequentata da altri media; 3) raccontare storie, non solo musicali, attraverso gli incontri con gli artisti, al di là della mera promozione discografica.
Ce ne sono state tante belle, ma ne ho stampate in mente tre: un incontro che Gianmarco e io avemmo con Jackson Browne in un hotel di Milano, una conferenza stampa di Ice-T dopo le rivolte di South Central a Los Angeles e un’intervista nei nostri studi con Ivano Fossati. La trasmissione si chiamava Patchanka, come la canzone della Mano Negra di Manu Chao, il paciugo di suoni punkizzato, il calderone di ogni suono possibile, che utilizzavamo come sigla e manifesto programmatico.

Quando Ben Harper ha suonato come Jimi Hendrix ma con la chitarra sulle ginocchia al tavolo dello studio, di fronte a noi, ci siamo chiesti se non fosse il caso di allestire uno studio apposta per i minilive degli artisti.
Ci ha aiutato prima il nostro tecnico onnisciente, Emanuele Consolaro: abbiamo cominciato a utilizzare lo studio 4, regno di Sergio Ferrentino, che, per noi che venivamo dalle assi sconnesse del pavimento di Piazza Santo Stefano, era così bello e nuovo, con la sua regia a parte separata dal vetro e il mixer zincato, che avevamo soggezione a entrarci.
Quando è arrivato William Geroli, fonico aggiunto, è scoccata la scintilla. Ci siamo fatti prendere la mano.
Come in tutte le cose, il solo fatto di essere attrezzati per fare i minilive li ha fatti aumentare vertiginosamente. E la musica suonata in diretta, lì davanti ai nostri occhi e solo per i nostri ascoltatori, diventava magica.
Due magoni su tutti: Billy Bragg e Chris Isaak.
Claudio ha continuato a occuparsi dei contatti con le etichette grandi e piccole (è stato allora che siamo diventati dei draghi delle anteprime?) ma lui e Gianmarco avevano voglia di fare altro; Alessandro Robecchi, allora direttore dei programmi, si è messo in testa di proporre Patchanka a tutte le radio di Popolare Network; ci siamo chiesti se fosse possibile condurla in contemporanea da due radio diverse. I tecnici hanno detto “sì, con questa nuova linea telefonica digitale che si chiama Isdn”. Io non sapevo nemmeno cos’era.
Radio Flash di Torino aveva “il dj più bravo del mondo”, Giorgio Valletta. Era timido, mi ha fatto sentire una cassetta di prova e mi ricordo “Sonnet” dei Verve perché mi sono innamorata sui due piedi.
Per un anno Giorgio ci avrebbe portato la musica inglese più fresca, l’elettronica più nuova, e un sacco di risate che non dimenticherò facilmente.
Abbiamo deciso che Patchanka in network avrebbe avuto un album della settimana, un brano della settimana e un ospite ogni giorno, possibilmente per suonare in diretta; un incontro di mezz’ora ogni giorno per cinque giorni alla settimana per quaranta settimane l’anno. Non male, eh?
Il primo ospite della prima puntata della prima edizione in network di Patchanka è stato, per la cronaca, Roni Size. Erano i tempi di Brown Paper Bag.

Organizzazione faticosa, ma finalmente eravamo diventati una di quelle trasmissioni superaggiornate che solo le grandi radio inglesi o francesi sembravano in grado di produrre. Qualcosa che a Radio Popolare era stato anticipato solo dalla trasmissione settimanale notturna di Francesco D’Abramo.
Potevamo fare informazione musicale, intrattenimento e allo stesso tempo creare ogni giorno qualcosa di esclusivo per i nostri ascoltatori.
E nello studio 4 William ha cominciato a fare i numeri: e a proposito di numeri, se volete delle cifre, mi ricordo più di tutti i Casino Royale in undici + tutte le loro macchine, un gran concerto.
I Subsonica ci hanno regalato una sigla stupenda, che simboleggiava l’amore di Patchanka per la nuova scena “alternative” italiana.
Poi la diretta dal salone della Musica di Torino (le uniche puntate in cui Giorgio e io potevamo guardarci in faccia!); poi il primo disco della trasmissione; poi la raccolta dei live italiani; poi io sono andata a Roma per due anni (con un sogno nel cuore che pensavo non sarebbe mai diventato realtà, quello che un giorno Patchanka avrebbe avuto un auditorium per realizzare i suoi concerti con la presenza degli ascoltatori); Giorgio ha lasciato Radio Flash, e per fortuna che c’era Niccolò Vecchia, che giovanissimo e sotto l’ala protettrice di Claudio, ha continuato la tradizione conducendo Patchanka prima con Tommaso Toma e Ailèn Gamberoni, e poi in scintillante coppia con Silvia Boschero da Radio Città Futura, ripristinando l’idea delle due radio in conduzione per tutto il Popolare Network.
Lui e Silvia si sono incontrati per la prima volta in occasione di un’intervista con l’ex Soundgarden Chris Cornell. Che è la cosa che gli invidio di più, insieme al glorioso minilive di Khaled, che ha realizzato con l’aiuto (spesso indispensabile a Patchanka) di Chawki Senouci. Quando sono tornata, Radio Popolare aveva traslocato di nuovo, stavolta in un ex stabilimento tessile bianco e assolato, dove Emanuele e William avevano costruito uno splendido auditorium: il nostro sogno diventato realtà.

Ho trovato Patchanka in gran forma, tanto che con Claudio e Niccolò abbiamo deciso di esagerare: così è nata Patchanka Night, un’altra ora e mezza più tranquilla e sofisticata dalle 21 alle 22.30, condotta in studio da Niccolò e con i primi concerti serali con il pubblico nell’auditorium. La sera del concerto di Michael Franti persino Claudio aveva gli occhi lucidi. Nella trasmissione, grazie ai nostri collaboratori, abbiamo introdotto anche i fumetti, il cinema, e qualche volta i libri, per marcare la nostra convinzione che la musica comunichi in mille direzioni. A metà stagione Radio Città Futura di Roma è uscita dal network, così Silvia ci ha lasciati soli, e a febbraio del 2001 è arrivata la giovane Elisa Graci, che trasmette anche ora con me, sorellina analogica, da Radio Città del Capo di Bologna. Insaziabili, quest’anno abbiamo strutturato meglio le rubriche (di cui una, Media Jam, è la diretta conseguenza degli avvenimenti di Genova dell’estate 2001), Patchanka Night è stata affidata a Controradio di Firenze e alle sapienti mani di David Calò, Niccolò ha continuato a curare la produzione delle interviste e degli speciali ma si è trasformato nel webmaster del sito-che-sarà (e che ora, gioia delle gioie, è), un altro spazio in cui “allargarci”, anche se virtuale. Oggi il gruppo di lavoro è felice e rodato, i contributi del collettivo delle radio di Popolare Network danno varietà e spessore al nostro lavoro e voi ascoltatori ci tempestate di e-mail. Più di cinquecento artisti di ogni genere e nazionalità sono passati da una trasmissione indipendente come Patchanka in questi sei anni, la squadra tecnica non si ferma più davanti a niente, l’autore della “Patchanka”, Manu Chao, è diventato un artista da milioni di copie ma continua a suonare per noi in diretta quando passa di qui, i Subsonica ci hanno fatto una sigla nuova, e il mixer da cui vado in onda quando abbiamo ospiti dal vivo, che ci crediate o no, è lo stesso del piccolo studio 2 di Via Stradella a Milano dove tutto è nato, quando ancora non usavamo nemmeno la posta elettronica.

Marina Petrillo (2002)

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