Quando i Nirvana arrivarono sul palco di Reading, da headliner della serata, il 30 agosto del 1992, stavano per suonare quello che ancora oggi viene considerato il loro concerto più importante. Cobain arriva su una carrozzella. Prima di annichilire tutti i presenti con una performance indimenticabile. Ripresa da mille bootleg, sia in audio che in video. Dal 3 di novembre però è possibile mettere le mani sulla migliore registrazione possibile di quel concerto, in cd o in dvd. O anche in vinile da 180g. Live At Reading è il nostro disco della settimana. Ed è uno di quei casi in cui mettersi a spiegare il perché sembra un po’ una perdita di tempo. Perché sì.
Sono un quartetto di Londra. Ad ascoltarli e basta, non l’avrei mai detto. E meglio così, che ultimamente troppi troppi gruppi risultano prevedibili. I Mumford & Sons, invece no. Inizialmente si erano fatti conoscere come backing band di Laura Marling, ma ora è arrivato il loro momento. E i giovani londinesi sembrano sfruttarlo a dovere: l’album Sigh no more è stato accolto con molto entusiasmo dalla critica britannica, così come dal pubblico. E anche lontani dalla terra natìa sembrano cavarsela. Sigh no more è un disco completo, maturo. Intenso, fin da subito, dalla traccia che gli dà un titolo. Si apre con le voci, all’unisono, dei membri del gruppo: solo dopo un paio di minuti il cantato di Marcus Mumford resta solo. E la sua voce penso sia in grado di conquistare anche i più difficili, i più esigenti. E’ difficile scegliere il pezzo migliore, o trovare la canzone mal riuscita. E’ un esordio davvero convincente, che ascolteremo con attenzione in questa settimana di Patchanka. Per iniziare subito, vi lascio qui un video che in verità è un audio. L’audio è un estratto di un live dei Mumford & Sons in una libreria (che è sempre un bel posto dove stare, o suonare). In particolare una versione acustica del primo singolo di questo disco, Little Lion Man.
Che normalmente quando uno sente la parola “supergruppo” scappa. Forse più che di fronte al “doppio album”. Giusto un gradino sotto il “concept album”. Ma stavolta il supergruppo c’è, e non dovreste averne paura. A comporlo sono Jim James dei My Morning Jacket, Conor Oberst (anima compositiva e cantante) e Mike Mogis (produttore e polistrumentista) dei Bright Eyes, il cantautore M. Ward. Lavorano insieme da molti anni, sia con varie collaborazioni, sia come Monsters Of Folk. Ma a causa dei mille impegni di tutti i coinvolti ci sono voluti 5 anni per mettere insieme un album. Anni ben spesi, però. Bisogna dirlo. Quando lo avrete (più o meno digitalmente) tra le mani, sono pronto a scommettere che lo lascerete a fatica. E’ un disco di canzoni scritte, suonate e cantante meravigliosamente. Tutte, dalla prima all’ultima. I tre autori coinvolti (Mike Mogis è, in fondo, solo un esecutore) riescono a emergere sia come solisti che come parte di un insieme: le riuscitissime armonie vocali di molti di questi brani hanno già spinto parecchi a paragonare i Monsters Of Folk ai Traveling Wilburys e a CSN&Y (i paragoni non mi entusiasmano in generale, ma se proprio bisogna sbilanciarsi, terrei il primo). Quello che resta è un disco che tiene insieme alcune delle cose migliori che l’alt-folk americano abbia prodotto negli ultimi anni. E che a Patchanka ascolteremo a lungo. Iniziando già sulle pagine del blog, con l’unico video ufficiale (gli altri, tanti, cercateli voi su YouTube!) del gruppo, per la canzone The Right Place.
Posted in patchanka on 11/21/2008 04:40 pm by niccolò
Steve Wold all’anagrafe, Seasick Steveper il resto del mondo. Un tipo davvero interessante. Nasce nel 1941 negli Stati Uniti. I genitori si separano quando ha 4 anni. Quando Steve ha 8 anni incontra un tizio del Mississipi. KC Douglas, bluesman, che gli insegna a suonare la chitarra. A 13 anni scappa di casa, per sfuggire agli abusi del patrigno. E gira gli States, da vero hobo, saltando sui treni per percorrere le distanze più lunghe. Prima di diventare un musicista professionista, fa tanti altri mestieri. Restando però sempre a contatto con la musica e arrivando a lavorare, negli anni 90, anche come tecnico del suono e produttore. Ad esempio ha lavorato in più occasioni con i Modest Mouse. E ha viaggiato per il mondo. Vivendo, con la moglie norvegese, con cui è sposato da 25 anni, in 56 case diverse. Adesso si è fermato, in Norvegia, perchè un recente attacco di cuore lo ha portato a darsi un po’ di tregua. E ha iniziato a registrare la propria musica. Il primo disco, del 2006, si intitola Dog House Music, ed è uscito per una piccola etichetta. Poi però la sera di capodanno sempre del 2006 viene invitato a suonare sulla BBC, nello show di Jools Holland “Annual Hootenanny”. In seguito alla sua esibizione, accompagnata dagli strumenti customizzati che si costruisce da solo (vedi il video sotto!), la popolarità di Seasick Steve esplode. Nel 2007 vince il premio della rivista Mojo per il miglior esordiente, ed è l’artista più invitato ai festival estivi inglesi. Ed eccoci al suo debutto discografico su major (la Warner), con un disco che cerca di catturare l’energia e il pathos dei live di Seasick Steve. Dal titolo lungo, ma eloquente. I started out with nothin’ and I still got most of it left. A cui partecipano anche i Grinderman di Nick Cave (coautore del brano Just like a king) e KT Tunstall. Lo ascolteremo a partire da questa sera. Però qui possiamo anticipare un po’ di cose. Iniziando dal video della sua esibizione alla BBC, da Jools Holland
E poi continuando con un’altra esibizione live, alla BBC, sempre da Jools Holland. Un anno e mezzo dopo la prima partecipazione, Seasick Steve presenta dal vivo la canzone che dà il titolo al suo nuovo disco, I started out with nothin’ and I still got most of it left, nuovo album della settimana di Patchanka
Rachael Yamagata è una trentenne americana, di origini giapponesi per parte di padre e italo-tedesche per parte di madre. Ha iniziato a fare musica una decina di anni fa, prima come cantante per un gruppo funk-fusion, poi come solista, pubblicando un EP (Rachael Yamagata EP) nel 2002. Il suo primo album è invece del 2004, intitolato Happenstance. Ha collaborato con musicisti come Jill Cunnif, Ryan Adams, Bright Eyes, Ray Lamontagne e le sue canzoni sono state incluse in importanti serie televisive come ER, Nip/Tuck, The OC. Il suo nuovo album, appena uscito negli Stati Uniti, si intitola Elephants…Teeth sinking into heart. Due titoli per un disco doppio: un LP e un EP, nell’ordine. Un LP più scarno, lento, intimo, malinconico. E un EP più elettrico e rock. In entrambe le versioni, la voce di Rachael Yamagata rischia di essere una delle rivelazioni più travolgenti di questo 2008 (per chi non l’avesse già scoperta prima!). La sentiremo in questa settimana di Patchanka con le sue nuove canzoni. Da qui a venerdì vi proporrei un paio di video.
Prima la versione più intima e scarna. Con il video di Elephant
Poi invece la versione più ruvida e rock, con il video di Sidedish friend (con tanto di testo! potete fare pure ‘o karaoke!)
Sì. Lo so. Il disco I milanesi ammazzano il sabato degli Afterhours non è nuovo. E’ uscito a maggio. Lo sapevo. Però ora ne esce una riedizione speciale. Che riguarda molto da vicino Patchanka e Popolare Network. La riedizione offre agli Afterhours l’occasione per raccontare il periodo trascorso suonando l’album in giro per l’Italia. E così, di fianco al disco già edito, in questa versione troviamo un nuovo disco fatto di registrazioni live. Cinque di queste registrazioni provengono dal concerto che gli Afterhours hanno tenuto il 29 maggio nell’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare per Patchanka. Ovviamente per tutti noi è un motivo di grande orgoglio. Ci fa molto piacere vedere lì quelle canzoni. E così, anche per questo (non solo!), questo album sarà, di nuovo, nostro disco della settimana. Da stasera lo sentirete in onda!
Ecco a voi il nuovo disco della settimana di Patchanka. Un lavoro fenomenale.
Tornano i TV On The Radio, da New York. La band è attiva dal 2001, il nuovo Dear Science è il terzo album del gruppo, ma alla discografia bisogna aggiungere anche un EP, l’esordio su disco, intitolato OK Calculator. Nel 2006, con Return to cookie mountain, i TVOTR sono stati osannati quasi unanimemente dalla critica. Anche per questo Dear Science era molto atteso, e non delude le aspettative. Le 11 canzoni del disco esplorano stili molto diversi tra di loro con una disinvoltura impressionante. Negli ascolti di questa settimana li esploreremo a nostra volta.
Ma se non potete aspettare questa sera, ci sono un paio di video con cui sfamarvi.
Iniziando dal primo singolo, Golden Age
E continuando con una delle canzoni più travolgenti dell’album, Dancing Choose